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papa francesco

Il diritto di essere perdonato

L’ingiustizia di tutte le guerre e il dramma dei migranti.

Il diritto, sì proprio il diritto, di ogni uomo di essere perdonato, qualunque sia l’errore che ha commesso.

La necessità di toccare con mano e guardare negli occhi chi ha bisogno, senza pensare di mettersi in pace la coscienza avendo fatto l’elemosina.

L’inspiegabile sofferenza dei bambini che non ha un perché e di fronte alla quale possiamo solo soffrire con loro.

Lo straordinario patrimonio di conoscenza dell’animo umano, sofferente e fragile, come traspare dai romanzi di Dostoevskij.

Le preoccupazioni per il futuro della Terra vittima della deforestazione e di uno sfruttamento senza limiti.

Gli errori del pelagianesimo che ritornano in chi continua a non capire che non c’è esempio da seguire senza la Grazia che si rivela e quelli ancor più gravi dello gnosticismo che sceglie sempre la via dei ragionamenti astratti e formali, e così sembra voler dominare, «addomesticare il mistero» non volendo attendere con umiltà il rivelarsi del mistero, perché non sopporta il fatto che «Dio ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa, e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro»

La terapia dell’ironia di Tommaso Moro declinata nella poesia della sua preghiera: «Donami un’anima che non conosca la noia, i brontolii, i sospiri e i lamenti; e non permettere che io mi affligga eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama “io”. Signore, dammi il senso del ridicolo e concedimi la grazia di comprendere gli scherzi, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne partecipi anche gli altri».

Il mondo dei bambini e la stagione dei perché senza attesa di risposta dagli adulti, ma solo di uno sguardo di attenzione.

L’importanza degli amici per sentirsi meno soli.

Una Chiesa nuova nell’amore che non si perda nella mondanità e nelle tentazioni clericali.

Quanti altri straordinari spunti di riflessione doveva fornire questo meraviglioso Gesuita arrivato sulla cattedra di Pietro dalla fine del mondo, per farcelo amare come un padre, un fratello, un amico, che cammina con noi per le strade tortuose del mondo, senza pretendere di dispensare verità assolute e preconfezionate, ma che invece ci spinge ed esorta ad essere solidali gli uni con gli altri per costruire insieme un mondo più giusto?

Io non prego molto e forse nemmeno so pregare.

Ma se riuscissi a trasmettere almeno un pensiero di bene, sarebbe un pensiero per Francesco, perché la Provvidenza lo conservi ancora a lungo al timone della barca di Pietro, un legno fragile che imbarca acqua da tutte le parti, ma al quale si aggrappano i naufraghi, non sapendo nemmeno la rotta, fidando solo nella buona volontà del timoniere che non hanno scelto. Perché ci è stato mandato.

di Lello Montuori

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