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La lettera che i figli di David Sassoli, Giulio e Livia, hanno dedicato al loro papà

GIULIO:

“Sono tre le parole che in questi giorni frenetici e di confusione mi girano nella testa.

DIGNITÀ, di chi non ha mai fatto pesare la malattia a nessuno, né ora né anni fa. ‘Sì, ma io c’ho da fa’’’, questo continuavi a ripetere a tutti in ospedale, dimostrandoci che, in un mondo di scuse e giustificazioni, l’unico modo che conoscevi per combattere fosse continuare a lavorare, continuare a conoscere, continuare ad alimentare le tue infinite passioni, sorridendo.

PASSIONE. Per il lavoro, per le tue sfide. Ma ci insegni che avere passione vuol dire anche coltivare la sensibilità e la cura per le piccole cose. E poi la passione per le persone, per le storie delle persone, cosciente che da ognuna si possa imparare e che ognuna meriti di essere ascoltata. Un uomo ambizioso sì, ma che non ha mai ceduto ad egoismi e sotterfugi. Un uomo disinvolto, dal sorriso guascone e gli occhi vispi ma che arrossiva ai complimenti. Che ci insegna che la fama, la popolarità ha senso solo se si riescono a fare cose utili.

E infine AMORE, forse è la parola più banale, ma è la parola che nelle tue ultime ore hai ripetuto più spesso. Con le ultime forze e i tuoi ultimi sospiri la pronunciavi e la ripetevi, la ripetevi, la ripetevi da sola, come un grido, come un’esortazione. Mi ha colpito perché fino alla fine non sei stato in grado di cedere allo sconforto, e fino alla fine ci hai parlato di speranza.

E allora cercheremo di proseguire con quello che ci hai insegnato, con idee forti ma dai modi gentili, curiosi e coraggiosi, nel tuo ricordo, col tuo sorriso.

Buona strada papà. E, mi raccomando, ‘giudizio’”

LIVIA:

“Caro papà vogliamo ricordarti con le tue parole, quelle del tuo ultimo messaggio di poche settimane fa, che sono parole di speranza. In questo anno abbiamo ascoltato il silenzio del pianeta, abbiamo avuto paura ma abbiamo reagito costruendo una nuova solidarietà, perché nessuno è al sicuro da solo. Abbiamo visto nuovi muri e i nostri confini, in alcuni casi, sono diventati confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà. Abbiamo lottato accanto a chi chiede più democrazia, più libertà, accanto alle donne che chiedono diritti e tutele; a chi crede di proteggere il proprio pensiero, accanto a coloro che continuano a chiedere un’informazione libera e indipendente. Abbiamo finalmente realizzato, dopo anni di crudele rigorismo, che la disuguaglianza non è più né tollerabile né accettabile, che vivere nella precarietà non è umano, che la povertà è una realtà che non va nascosta, ma che deve essere combattuta e sconfitta.

Il dovere delle istituzioni europee: difendere i più deboli e abbandonare l’indifferenza.

È la nostra sfida, quella di un mondo nuovo che rispetta le persone, la natura, e crede in una nuova economia, basata non solo sul profitto di pochi ma sul benessere di tutti.

Il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza, e la speranza siamo noi, quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo ogni forma di giustizia. Auguri a noi e auguri alla nostra speranza.

Grazie papà, buona strada”.

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