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Il Vino della sua presenza

Commento al Vangelo, Gv 2,1-11

In questa seconda domenica del tempo ordinario, il vangelo ci porta a Cana di Galilea. Questo episodio è conosciuto come “le nozze di Cana”.

Gesù è lì con i discepoli e c’è anche sua madre presente. In questa festa che forse simboleggia un po’ tutta la nostra vita, si sta consumando la gioia e mentre tutti i festeggiati sono intenti a vivere appieno quella grande festa, l’occhio di Maria si accorge che viene a mancare il vino, cioè viene a mancare quella motivazione di fondo, quella gioia, quelle scorte di motivazioni per cui quella festa vale la pena.

Come molto spesso capita anche dentro la nostra vita, a un certo punto vengono a mancare le scorte di motivazioni e quelle grandi scelte che abbiamo fatto si svuotano, diventano pesantissime, diventano quasi invivibili. Questa indicazione evangelica “nel frattempo, venuto a mancare il vino” spesso la sperimentiamo anche noi per esempio mentre la vita avanza, mentre facciamo le nostre cose, le nostre scelte, mentre pensiamo di aver capito, di essere riusciti, ci sono degli eventi, delle situazioni in cui viene a mancare il vino, in cui non possiamo più far nulla, in cui ci rendiamo conto che la cosa è andata storta e qui ci rendiamo conto che il vino della gioia, della condivisione, della fraternità, della bellezza è venuto a mancare.

Questo può succedere in un matrimonio, può succedere in una comunità cristiana, può succedere in qualunque situazione della vita, può succedere nella vita della chiesa, nel nostro percorso interiore, nel nostro percorso ecclesiale. Non è Gesù ad accorgersi di questo, anzi forse se ne accorge ma il Vangelo sottolinea che è Maria, che è lo sguardo di questa donna ad accorgersi di questa mancanza.

E questa forse potrebbe essere già una bellissima riflessione: amare come Maria significa rendersi conto dei bisogni degli altri ancor prima che si trasformino in tragedia. Ancor prima che venga a mancare tutto quello per cui le cose una volta rotte non possono più mettersi insieme; quando vogliamo bene a qualcuno dobbiamo volergli bene così, cioè anticipando quelle che poi possono essere delle crisi irreversibili, cercare di vedere il bene degli altri quando ancora quegli altri sono in tempo per poter cambiare la loro vita. Che cosa bisogna fare? Maria ci da questa indicazione: fate tutto quanto egli vi dirà, cioè seguire le istruzioni, mettersi in ascolto, in obbedienza di questo Cristo.

Questi sono i cristiani; i cristiani sono quelli che se non vogliono perdere il bandolo della matassa della loro vita, se non vogliono perdere il senso della loro esistenza, se non vogliono perdere le scorte di motivazioni per le cose che hanno scelto, sono continuamente in ascolto di qualcuno che spiega loro che cosa fare, che spiega le istruzioni dell’uso dell’esistenza, non una volta per tutte, ma continuamente.

Un cristiano che non ascolta e non mette in pratica come questi servi è destinato a finire completamente questo vino e a rovinare questa festa e a rovinare questo matrimonio. Ancora su questo matrimonio voglio porre l’accento. Ecco che questo rapporto stanco è significato, è simboleggiato benissimo da queste sei giare di pietra, ciascuna contenente 120 litri d’acqua.

Ora delle giare c’erano, sì, ma al tempio di Gerusalemme, ed erano proprio in pietra perché servivano per fare le abluzioni delle persone che stavano avvicinandosi al tempio. Ebbene, ed è interessante perché in questo matrimonio, in queste nozze fra Dio e il suo popolo Giovanni mette queste giare di pietra che evidentemente non c’erano nel numero di 6; è un numero meno del 7 che nella numerologia biblica significa la pienezza. Allora è come dire che il rapporto nuziale fra Dio e il suo popolo, fra lo sposo e la sposa è ormai impietrito, è stantio, è stagnante, è imperfetto ed ecco allora che va rivitalizzato.

Quando nelle nostre comunità, quando nel nostro rapporto di fede c’è qualcosa che non funziona, c’è un affaticamento eccessivo, l’abitudine, non c’è che una soluzione: trasformare l’acqua in vino. Questa trasformazione non la operiamo noi perché noi non siamo in grado di farlo, ma è Dio che interviene attraverso la preghiera di Maria.

Se nella tua vita c’è qualcosa che non va, se la gioia non c’è più, se nella tua comunità c’è qualcosa che non va, se a volte hai l’impressione davvero che non funzioni, ecco che interviene Maria e chiede a noi servi di riempire fino all’orlo le giare.

Riempire fino all’orlo, questo siamo chiamati a fare; non sta a noi trasformare l’acqua in vino; quello che noi possiamo fare sicuramente è fare del nostro meglio per rendere vivibile il Vangelo, per renderlo presente, simpatico, gioioso, per essere credibili, per vivere da salvati nell’abbondanza e nella sovrabbondanza del nostro limite perché i servi sono servi, son camerieri, non sono né produttori di vino né dei sommelier, siamo solo servi inutili che Dio rende indispensabili.  

L’augurio che vi faccio in questa domenica è di essere un po’ come i servi, cioè di riempire fino all’orlo, anche quando non capiamo quello che ci dice il Signore; vi auguro di fare un po’ come il maestro di tavola, l’organizzatore del banchetto, il sommelier diremo noi oggi, il quale avendo assaggiato quel vino nuovo, quel vino inatteso, si mette a fare i complimenti al padrone di casa, lo sposo; ecco facciamo anche noi i complimenti a te Signore perché hai tenuto il vino buono fino ad adesso e ciò che sarà nella nostra vita in questo anno ancora non lo sappiamo perché Tu trasformi qualunque acqua, qualunque piccolo movimento, qualunque piccola cosa, nel vino abbondante della tua presenza!

Buona domenica a tutti!

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