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Sinodo è vivere come la Santa Trinità, nella relazione vera

Incontro di preghiera sinodale e scambio di auguri con il Vescovo Gennaro

Un incontro affettuoso e caloroso tra il nostro Vescovo, i membri dell’Equipe Sinodale Diocesana, il Consiglio Pastorale Diocesano e i referenti parrocchiali per il Sinodo, tutti riuniti per lo scambio degli auguri per l’imminente Natale, ma anche per fare il punto sul cammino sinodale della Diocesi, questo è stata la serata del 21 dicembre presso la Curia vescovile, un incontro organizzato dal referente per il Sinodo don Pasquale Trani e dai suoi collaboratori, per stare insieme, per ricordare che il Sinodo è camminare fianco a fianco, è preghiera, è scambio, è relazione.

La fratellanza

Dopo l’invocazione allo Spirito Santo e la preghiera per il cammino sinodale è stato letto e meditato il Salmo 137, il rendimento di grazie: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore, hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli…” e il passo del Vangelo di Luca (Lc 1,39-45) che racconta la visita di Maria ad Elisabetta, il racconto della madre del Signore, una donna in cammino, la quale, pur essendo incinta, si mette in movimento per andare verso l’altro. Due punti di riferimento per il cammino sinodale, la fiducia e il ringraziamento verso Dio e il camminare, il non fermarsi per pensare solo a se stessi, anche nelle situazioni complesse della propria vita, ma uscire, protendersi verso l’altro.

Nel suo intervento il Vescovo Gennaro ha avuto come punti di riferimento proprio questi due temi fondamentali, ricordando che

 «È sempre bello rinnovare la consapevolezza che tra noi siamo fratelli e sorelle, aldilà dei carismi, ministeri e vocazioni che il Signore ci dona. Ognuno di noi ha avuto un dono speciale, ma siamo tutti fratelli

L’azione dello Spirito Santo: l’armonia nella diversità

Ma il tema della fratellanza e della disponibilità verso l’altro deve coniugarsi – ha proseguito il Vescovo – con un altro tema fondamentale, che è stato sottolineato dallo stesso Papa nel discorso di apertura del Sinodo: la presenza dello Spirito Santo.

«Dobbiamo sentirci spinti sempre a chiederci quale è il nostro rapporto personale con lo Spirito Santo: abbiamo una relazione con lui, ci mettiamo in suo ascolto? ci ricordiamo di lui, lo invochiamo nella nostra vita e nelle nostre comunità? Sappiamo che se anche ci poniamo a leggere la Parola, questa non penetra correttamente nelle nostre menti senza l’aiuto dello Spirito Santo, rimane lettera morta, segno convenzionale dell’uomo e non Parola di Dio?»

Lo Spirito è quella forza che riconduce le diversità all’unità, porta armonia, concordia, sinfonia, sono parole che ha usato spesso anche il Papa. In una orchestra l’armonia si crea suonando insieme e andando tutti nella stessa direzione pur essendo tutti diversi.

Questa è l’armonia che dovrebbe scaturire dalle nostre comunità. Lo Spirito crea le diversità nella sua creatività, tenendo presente i bisogni del tempo in cui si vive, lo Spirito ci consente di discernere i segni dei tempi. Nel tempo attuale lo Spirito, anche attraverso le parole del Papa, ci aiuta a sentire due segni contemporanei fondamentali: il grido dei poveri e il grido della Terra, stimolandoci a darci da fare per rispondere a questo appello. Lo Spirito mette anche nei nostri cuori la nostalgia dell’eterno, è con lui che dobbiamo sintonizzarci, personalmente e come comunità, è lui che ci immerge nella vita della Trinità Santa, che è amore, misericordia, relazione, dialogo ed unità.

Vivere come la Trinità

«Il Cammino sinodale è vivere, con le differenze tra noi, a mo’ della Trinità Santa, questo significa vivere relazioni vere, intrise di carità.»

Il Vescovo ha proseguito ricordando ancora le parole del Papa nel discorso di apertura del Sinodo: questa relazione deve essere vissuta in modo concreto e vero, e a tal proposito ha elencato le tre azioni fondamentali: incontrare, ascoltare e discernere. I primi due verbi – ha detto – sono profondamente incatenati tra loro: non c’è vero incontro senza l’ascolto e l’ascolto vero porta all’incontro. Mai dare per scontato che siamo capaci di ascoltare. Alla fine di ogni nostra giornata – ha detto il Vescovo – sarebbe bene rivedere se lo abbiamo fatto veramente, ripensando a tutti gli incontri che la vita ci ha messo a disposizione.

Spesso siamo presi dai nostri problemi quotidiani e non sempre riusciamo a farlo veramente. L’ascolto e l’incontro cambiano le nostre vite e possono cambiare anche le vite degli altri.  Dall’ascolto nascono storie inaspettate di salvezza e redenzione, quando non ce lo aspettiamo o non possiamo prevederlo. Nell’ascolto l’altro si specchia in noi stessi e spesso trova lui stesso la risposta e l’aiuto. Bisogna convertirsi al vero ascolto.

La meta

Nell’ultima parte delle sue riflessioni il Vescovo Gennaro si è soffermato su un interrogativo che ha posto a se stesso e ha voluto condividere con noi:

«Sinodo significa camminare insieme, ma camminare verso dove? Inizialmente i cristiani parlavano di se stessi come di “via”. Il cristiano non è fatto per stare fermo, si cammina insieme verso la vita eterna. Se ci pensiamo lo specifico del cristianesimo è proprio indicare questi orizzonti che vanno oltre la morte, si giunge alla pienezza della vita con Gesù, nello stare faccia a faccia con lui».

Ha poi continuato citando S. Agostino che scriveva che quando si fa un viaggio bisogna conoscere la meta, in questo modo anche quando si è stanchi la conoscenza della meta dà la forza per proseguire. Per un cristiano la meta deve essere chiara, Cristo ce lo ha indicato con la sua vita. Credere nella resurrezione e diffondere tale certezza è essenziale nel cammino sinodale:

«Noi come Chiesa siamo ancora capaci di professare questa realtà? Anche san Paolo ai suoi tempi quando ha cominciato a parlare ha trovato proprio difficoltà nel comunicare il concetto e la verità della resurrezione. E oggi? Per noi è quello che dà il senso alla nostra vita. Anche oggi che celebriamo il Natale, che per noi significa Dio che si à fatto uomo per donarci la vita e aprirci le porte dell’eternità».

La vita eterna comincia qui e ha la sua pienezza nel Paradiso. Gesù ha portato sulla terra la vira divina che è amore, comunione nella diversità. Questa è la vita di Dio.

«Il cammino sinodale dovrebbe essere come una concretizzazione di questa vita che è la vita di Dio, come in cielo così in terra. Chiediamo dunque al Signore che noi riusciamo a vivere qui sulla terra come si vive nella Trinità».

Ci deve sempre accompagnare questa speranza nel cammino sinodale, chi deve tradursi in atti di carità. “Solo la carità resta” ci ricorda san Paolo, e così dovrebbe essere nella vita quotidiana e anche nella vita degli organi della Chiesa particolare, nei singoli consigli pastorali, seguendo lo Spirito Santo. Anche a Messa, se non siamo in comunione Gesù Eucarestia non può essere attivo tra noi. Non servono tante Messe – ha sottolineato il Vescovo – serve piuttosto l’esercizio della carità tra di noi, prima di ogni celebrazione. Mettersi in ascolto dello Spirito Santo dunque non è qualcosa di marginale, ma essenziale, è il primo passo se vogliamo, nel cammino sinodale, nei nostri incontri, che non si producano solo documenti senza spirito.

 «Ricordiamo una domanda che ci pone S. Agostino: “Vuoi   sapere se lo Spirito santo è dentro di te? Esamina come è il tuo rapporto con i tuoi fratelli di fede, vicini e lontani, se c’è la carità e l’amore lo Spirito Santo è dentro di te”. La carità è il primo criterio per discernere se lo Spirito Santo è dentro di noi»

Le motrici

Il Vescovo ha infine concluso ringraziando i presenti per il cammino che stanno facendo:

«Voi siete il motore del cammino della Diocesi. Sarebbe bello se ognuno di voi fosse una motrice del cammino sinodale della chiesa in uscita, stando in ascolto di tutti, soprattutto fuori dalla chiesa, nei vostri ambienti di lavoro e di azione quotidiana»

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