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Una comunità molto unita e saldamente ancorata alle tradizioni

Il Vescovo Gennaro visita il popolo della Parrocchia, accolto con semplicità e grande affetto da don Cristian

Parrocchia di san Leonardo Abate – Panza

Sabato 7 agosto il Vescovo Gennaro ha fatto visita alla comunità della Parrocchia di san Leonardo Abate in Panza per celebrare la Messa vespertina, su invito del Parroco don Cristian il quale ha voluto, in tal modo, con semplicità ma grande affetto, accogliere il nuovo vescovo.

È stata una bella occasione per Mons. Pascarella, per conoscere la comunità e stabilire insieme l’inizio di un nuovo cammino. La celebrazione si è svolta nel cortile della piccola chiesa della Madonna delle Grazie in San Gennaro, situata a pochi passi dal cimitero di Panza, nel verde dei vigneti della campagna che si estende alle spalle del paese, dove in estate si svolgono le celebrazioni parrocchiali (dal 24 al 31 luglio tutti i giorni e in agosto sabato e domenica). Per tale motivo, con un pizzico di umorismo, don Cristian l’ha definita “la mia piccola Castel Gandolfo”.

La chiesa era un tempo parte di un antico convento agostiniano fondato nel 1641 e poi soppresso nel 1653 e custodisce attualmente opere di non grande valore, ma oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli, come la bella statua della Madonna delle Grazie, un san Gennaro e un sant’Antonio in bronzo custoditi in due piccole nicchie ai lati dell’altare.

Nella chiesa si respira un’atmosfera speciale, dal sapore antico, segno di una fede contadina semplice, ma tenacemente attacca alle tradizioni. È proprio questa la peculiarità speciale della terra cui la parrocchia appartiene e che don Cristian ha ben descritto nel discorso di benvenuto tenuto in apertura di celebrazione rivolgendosi al vescovo. La comunità fa registrare la sua presenza già dal 1566 e nel 1604 ha ricevuto il titolo di parrocchia.

È attualmente la parrocchia con maggior numero di anime di tutta la Diocesi di Ischia. Una comunità, ha spiegato don Cristian, che è molto unita e saldamente ancorata alle tradizioni antiche, che rivendica la propria autonomia anche solo rispetto alle parrocchie e al territorio della confinante Forio, comune al quale territorialmente appartiene.

Si tratta infatti di una coesione non solo religiosa, ma anche sociale, una identità forte e distinta, che ha fatto spesso sentire la sua voce per rivendicare la propria autonomia, fattori che hanno a volte contribuito a creare divisioni e litigi e che, ha sottolineato con una punta di rammarico don Cristian, hanno significato spesso una chiusura rispetto alla vita del circostante territorio isolano e anche della Diocesi con le sue iniziative.

Dunque una comunità un po’ chiusa, ma molto unita intorno alla propria parrocchia, che difende la propria autonomia e il valore delle proprie tradizioni, al costo però di un certo isolamento, ma anche caparbia e a volte persino resistente alla guida del proprio pastore, ha sottolineato don Cristian.

Una comunità però attiva e vivace, autosufficiente e ben organizzata, dove la fede è vissuta con passione e grande devozione, una comunità che forse avrebbe bisogno solo di un maggiore supporto da parte delle istituzioni, a partire dalla scuola, per formare i giovani e allontanarli dai pericoli che li attanagliano, non ultimo il pericolo della droga.

La partecipazione alla vita religiosa e ai sacramenti è discreta, ma andrebbe potenziata la collaborazione tra scuola, parrocchia e famiglie, queste ultime ormai sempre più deboli nella loro azione educativa, ha concluso don Cristian, che non ha nascosto il proprio affetto per la comunità che è sotto la sua guida già da nove anni.

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