La Sala Stampa della Santa Sede il 24 gennaio 2020, ha reso noto il testo del Messaggio di Papa Francesco per la 54ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si terrà domenica 24 maggio, sul tema “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Mattia Rotondo

Domenica 24 maggio, nella Solennità dell’Ascensione sarà la prima messa domenicale celebrata a porte aperte dopo più di due mesi di stop per l’emergenza sanitaria attuale. Per un gioco della Provvidenza domenica è anche la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, la giornata che la Chiesa cattolica dedica alla riflessione sull’impiego degli strumenti di comunicazione sociale. È l’unica celebrazione mondiale voluta dal Concilio Vaticano II: è stata istituita con il decreto conciliare Inter Mirifica nel 1963, ed è celebrata solitamente la domenica che precede la Pentecoste. La Sala Stampa della Santa Sede il 24 gennaio 2020, ha reso noto il testo del Messaggio di Papa Francesco per la 54ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia.

Il direttore nazionale dell’UCS, Vincenzo Corrado, ci ricorda “della felice coincidenza quest’anno: la pubblicazione (24 gennaio) del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali alla vigilia della prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio). Il filo che lega i due eventi è la comunicazione: nel primo caso, con le parole umane e – nel messaggio del Papa – con un’attenzione particolare al loro uso nella narrazione quotidiana che si fa storia; nel secondo caso, con la Parola che si fa vita, si dona e crea rapporti di umanità. È questa l’origine e la radice perché le nostre parole incidano nelle pieghe della quotidianità. La Parola è criterio fondante di uno sguardo sulla realtà non disincantato, ma operoso. E più in profondità: apre il cuore della Chiesa a un cammino di fede, a una speranza, a una carità operosa. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano – sottolinea Francesco nel testo -, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. È quel dialogo, fondato su una memoria viva, che favorisce l’incontro tra le generazioni. Ecco, allora, che la vita si fa storia. Ormai ci siamo!  Mai come in quest’anno abbiamo bisogno di una comunicazione vera, che non giochi sulle debolezze e paure dei lettori, notizie che non puntino al sensazionalismo ma a dare conto della verità, aiutando il lettore anche a discernere l’evoluzione della storia.

Il Santo Padre nel suo messaggio ricorda che «l’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame dei suoi giorni. Ma, fin dagli inizi, il nostro racconto è minacciato: nella storia serpeggia il male. “Se mangerai, diventerai come Dio” (cfr Gen 3,4): la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. “Se possederai, diventerai, raggiungerai…”, sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali. Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza». Pensiamo alle tante testate che anche sulla nostra isola, anziché raccontare le notizie in un’ottica comunitaria e quindi finalizzata al bene, per qualche euro in più si vendono creando malumori, divisioni e strumentalizzando ogni cosa: così facendo danno spazio al male che può agire come è raccontato nella genesi. Francesco nel suo messaggio continua dicendo che “le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo. A distanza di secoli rimane attuale, perché nutre la vita. In un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”.

Ho trovato sui social questa interessante riflessione di Cesare Sacchetti: «Quelli che una volta consideravamo diritti acquisiti e intoccabili oggi non lo sono più. La libertà di stampa e di opinione sono in grave pericolo e nel giro di pochi anni sarà sempre più arduo condividere notizie e fatti che i media ortodossi considerano scomodi ai poteri forti… Per me il giornalismo significa rispettare i lettori e mettergli davanti le notizie e i fatti che loro hanno diritto a conoscere. Un Ministero della Verità che decida cosa è giusto o sbagliato per i lettori è qualcosa che può esistere solo in un regime totalitario.»

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