Omelia di Mons. Lagnese in occasione della Celebrazione Eucaristica del 17 maggio presso il Santuario di Santa Restituta in Lacco Ameno

Anna Di Meglio

Domenica 17 maggio scorso è stata sicuramente una giornata particolare, non solo per la festività della santa patrona di Lacco Ameno e dell’isola d’Ischia, ma soprattutto perché vigilia della ripresa delle celebrazioni alla presenza dei fedeli. Da lunedì 18 maggio infatti, seguendo le indicazioni nazionali, ma anche quelle della CEI, il popolo può partecipare alle celebrazioni e, con tutte le precauzioni richieste dalla pandemia ancora non debellata, ricevere di nuovo l’Eucarestia. Una coincidenza non casuale, se si pensa che santa Restituta è nota come “la santa dell’Eucarestia”, colei che in tempo di grave persecuzione e proibizione non volle rinunciare al “dominicum”, perdendo per tale motivo la vita stessa dopo atroci torture. Ma ancor più singolare, come ha ricordato Mons. Lagnese nel rito introduttivo, la coincidenza che una celebrazione molto simile, a porte chiuse, cioè senza fedeli, ma alla presenza delle autorità e di parte del presbiterio, sia stata celebrata l’8 marzo scorso sul piazzale del Soccorso alla vigilia della chiusura delle chiese e delle celebrazioni con i fedeli per evitare il contagio. Un segnale forte che ci porta a sperare che si possa ripartire e che presto potremo tornare alla normalità. Per precisione la celebrazione della solennità legata alla santa è stata celebrata il 18 maggio, poiché il 17 cadeva la domenica (VI di Pasqua) che prevale liturgicamente sulla memoria della santa. Dunque una serie di circostanze senza dubbio particolari che pongono l’attenzione sulla Eucarestia come forza motrice della vita cristiana. Nella sua omelia Mons. Lagnese ha ben sottolineato il valore centrale dell’Eucarestia, e quanto questa forza sia stata necessaria a Restituta per affrontare il martirio e quanto sia necessaria a noi, aggiungendo che anche noi, come Restituta, non possiamo privarcene. “Sine dominico non possums!” così gridava con forza Restituta, dicono gli atti, durante il processo al quale fu sottoposta nel 304 d.C. insieme ad altri 48 cristiani, ad Abitene, nella odierna Tunisia, colpevole di “assembramento” – diremmo oggi – per celebrare l’Eucarestia contravvenendo al divieto imperiale. “Proprio nel giorno in cui la Chiesa guarda a lei si riaprono le porte delle nostre chiese affinché possiamo tornare al Signore con cuore grato, poiché senza di Lui, come Restituta, senza di Lui non possiamo stare.” Così Mons. Lagnese, che ha anche aggiunto: “Signore perdonaci se abbiamo soltanto per qualche attimo pensato che si potesse stare senza di Te”, riferendosi ad una certa opinione diffusa secondo la quale alla Eucarestia si possa, tutto sommato, rinunciare senza conseguenze, magari giustificati dalla pandemia. Mons. Lagnese precisa questo punto ancora meglio, riferendosi al Vangelo del giorno (Gv 14,15-21), dove Gesù nell’imminenza del suo commiato dai discepoli, li rassicura perché non saranno soli, non saranno orfani, se resteranno fedeli al suo amore e potranno ricevere aiuto dallo Spirito Paraclito. Nella Eucarestia “ci uniamo alla preghiera di Cristo che prega per noi il Padre e lo fa con la sua vita e con la sua morte e resurrezione, con l’offerta di tutto se stesso. L’Eucarestia è l’incontro con Cristo vivo.” Non si tratta di chiacchiere e belle parole, l’eredità che il Maestro lascia ai discepoli e a noi riguarda un impegno di vita concreto: “Se mi amerete osserverete i miei comandamenti.” dice Gesù ai suoi; è una affermazione che suona programmatica, che si riferisce ad una naturale conseguenza dell’amore totale verso il Signore: se è amore vero esso porta come conseguenza una serie di azioni, un processo, l’acquisizione di uno stile di vita che dimostra l’amore con le azioni. “C’è un riferimento al fatto che la fede è qualcosa di concreto, non è solo un sentimento, va coniugata con la vita, è relazione. Restituta avrebbe mai potuto dare la vita per il Signore se non fosse stata accesa di un amore grande per Lui?”  Ma tutto ciò avviene con l’aiuto dello Spirito, il Paraclito, appellativo tipico dello Spirito Santo che viene dal gergo forense ed indica esattamente il difensore, colui che dona la forza, quella forza espressa da Restituta e i suoi davanti al Proconsole che li accusava, per manifestare la sua fede e il suo amore concreto. Questa è la grazia – dice Mons. Lagnese – che dobbiamo sperare di avere: saper custodire la relazione con il Signore e saperla alimentare quotidianamente nella preghiera e nella partecipazione alla Eucarestia, ma anche seguendo quanto ci dice san Pietro nella seconda lettura (1Pt 3, 15-18) “…questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza…”, quindi senza supponenza o prepotenza, non per dimostrare che siamo i più bravi, ma con l’umiltà che viene dal Signore. Infine nella parte conclusiva della sua omelia il Vescovo Pietro ha voluto dare coraggio a tutti noi in questo momento difficile, poiché la cauta ripartenza delle attività produttive del paese avviene nel timore e nella incertezza e getta ombre in una realtà che proprio a partire da Lacco Ameno negli anni ’50 e ’60 dava inizio all’avventura del turismo che ha reso Ischia celebre in tutto il mondo e ha generato ricchezza e benessere. Abbiamo bisogno di coraggio e di non sentirci soli, come fu per Restituta.

Comment here