QUINTA CATECHESI PASQUALE A CURA DI DON PASQUALE TRANI

In cammino con il Risorto

COSTRUIAMO UNA SPIRITUALITÀ DI COMUNIONE

In diretta su Facebook, lunedì 18 maggio

 

Anna Di Meglio

Nella quinta tappa di questo percorso attraverso le catechesi che stiamo seguendo settimana per settimana, don Pasquale Trani continua con l’analisi del brano del Vangelo di Luca, noto come “I discepoli di Emmaus”, (Lc 24, 13-35) dal quale egli trae ancora spunti adatti a fornire una guida, una serie di strumenti, ci dice, utili non solo per il nostro personale cammino di fede, ma anche per apportare un contributo nuovo nel cammino della stessa Chiesa, che avanza in questi tempi complessi con non poche difficoltà. E lo fa in una giornata particolare, il 18 maggio, nel quale ricorrono i cento anni dalla nascita di san Giovanni Paolo II, e da quest’ultimo trae una riflessione importante, espressa nella sua Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte”, nella quale emerge fortemente la necessità di “fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione” (NMI, n.43), cioè di metterla in grado di plasmare uomini che possano realizzare il comandamento dell’amore, crescere nella spiritualità dell’aiuto e dello scambio reciproco, principio che Gesù ha sublimato con l’esempio della sua vita e per insegnarci il quale ha versato il suo sangue. Molto spesso questa comunione per molti cattolici è solo un atteggiamento esteriore, legato a belle parole che non trovano però una realizzazione concreta. Questa comunione è rimasta probabilmente “latente per duemila anni di cristianesimo” afferma don Pasquale. Essa però è assolutamente necessaria per poter esser veri cristiani e da essa non si può prescindere in alcun modo. Va costruita e praticata con pazienza e dedizione. Il brano di Emmaus si presta ancora una volta in modo perfetto per suggerirci come realizzarla. Da essa don Pasquale fa emergere una serie di punti nodali, gli strumenti del mestiere, proposte ed esempi concreti da utilizzare nel cammino verso la sua realizzazione. Seguiamo dunque il percorso che ci viene suggerito.

1° Strumento: IL DIALOGO Al v17 del brano di Emmaus leggiamo come Gesù, dopo aver affiancato con discrezione i due discepoli entra sommessamente nel loro parlare ponendo loro una domanda: “Cosa sono questi discorsi?”, Gesù non si limita ad ascoltare e prendere appunti, interviene, si mette in gioco, fa sentire il suo appoggio, porta il suo contributo per correggere la rotta dei due che erano nella desolazione, lo fa ovviamente con competenza, ma soprattutto con umiltà, non con autoritarismo o saccenteria. È necessario che anche noi, su quell’esempio, impariamo a metterci in ascolto, a farci prossimi creando presupposti di fiducia, fino a che l’altro possa vedere in noi il fratello, una guida sicura, che corregge con affetto e non ride dei nostri limiti, secondo il detto africano che recita “Il fratello è come l’occhio di dietro che vede quello che tu non puoi vedere”.

Strumento IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA’ Ai vv 25-26 Gesù ammonisce i discepoli apostrofandoli con parole un po’ dure: “Stolti e lenti di cuore!” Una vera doccia fredda, che è però necessaria in quel percorso noto come “correzione fraterna”, dove il fratello, dopo aver ascoltato con umiltà deve avere il coraggio di mettere l’altro di fronte alla realtà dei suoi errori, per spronarlo, con carità, al cambiamento. Questo processo ha funzione catartica e liberatoria, se fatta con amore e non con lo scopo di dimostrare la propria superiorità all’altro che ha sbagliato. Era una pratica molto in uso tra i primi cristiani, che a volte la utilizzavano come confessione collettiva per potersi correggere a vicenda. Questa pratica, ci suggerisce don Pasquale, potrebbe essere introdotta nelle nostre comunità parrocchiali, tra gruppi di giovani o anche anziani, ma anche in famiglia, e porterebbe molto frutto, poiché “La verità vi farà liberi” ci dice il Maestro (Gv 8, 23).

3° Strumento LA NUOVA ALLEANZA v 29 “…Ma essi insistettero”. È il momento della svolta: Gesù ha fatto centro, ha ascoltato, spiegato, corretto senza prevalere, con pazienza ed umiltà, fa per allontanarsi, ma i discepoli non lo lasciano andar via, vogliono fare sul serio e lo vogliono con loro. Così si costruisce il gruppo, la comunità, includendo tutti nel rispetto e nell’accettazione reciproca, senza farsi influenzare da cattivi pensieri, con fiducia e gioia, perché questo ci ha insegnato Gesù affinché la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti possa essere come Lui desidera per noi: splendente di amore. Questo avviene quando si dona il proprio tempo all’altro senza secondi fini e con gesti concreti. È il patto d’amore fondato da Gesù che trova suggello nell’Eucarestia, consumata insieme, in comunione.

4° Strumento COMUNICARE AGLI ALTRI L’ESPERIENZA DELLA PAROLA v 32- È importante saper comunicare il frutto dell’esperienza della parola che accogliamo e che ci trasforma. Don Pasquale cita un interessante passo degli scritti di Ignazio di Loyola che ci mette in guardia da un sorprendente e inaspettato peccato di vanagloria, quello nel quale incorrono coloro che, e sono tanti, tengono per se stessi, per umiltà, la propria esperienza di fede e conversione. Ignazio di Loyola mette in guardia: si tratta di falsa modestia e vanagloria: è necessario al contrario mettere in comune la propria esperienza affinché essa produca effetto nell’altro e non solo: il ricordo e il racconto agisce anche su colui stesso che mette in comune rafforzando la sua fede.

5° Strumento vv 33-35 “Partirono senza indugio…” la Chiesa parte nel racconto dell’esperienza vissuta con Gesù, è un vivere per gli altri, per far crescere anche gli altri, un camminare con e per gli altri, mettendo in comune. Non si tratta solo di meditare la Parola nel chiuso delle proprie stanze. Noi siamo chiamati a portare beneficio anche agli altri, comunicando ciò che il Signore ha operato in noi, correndo anche il rischio di non essere compresi, di essere anche fraintesi.

Concludendo don Pasquale cita come esempio di comunione fraterna l’episodio dell’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta. Il loro incontro, nato dal desiderio di Maria di far visita alla cugina incinta, porta la gioia in entrambe ed anche nei bambini che sussultano nei loro grembi. La gioia è il timbro della comunione spirituale, da cui nel brano del Vangelo nasce il Magnificat. Se diamo amore troveremo gioia e l’amore ci tornerà in egual misura.

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