Don Carlo Candido

Ormai ci siamo! Si-riparte! Questa settimana, che segna di fatto il passaggio nella tanto attesa “fase 2”, troverà culmine con la celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. E mi viene spontaneo chiedermi e sperare: e se anche questo appuntamento annuale segnasse una sorta di “fase 2” per tutti i media?

Veniamo da settimane di sospensione, in cui il mix “sofferenza-dolore-speranza”, a volte esplosivo, ha fatto riscoprire l’importanza della narrazione vera, quella che passa dal vissuto quotidiano di ciascuno di noi. C’è tutto lo spazio, allora, per tornare ad attingere acqua dalla fonte viva della Storia, quella vera, fatta di volti, di uomini che si spendono per gli altri, che non alzano la voce, ma con la loro vita diventano un grido di rimprovero e di speranza.

Come ci ha esortati papa Francesco, “con lo sguardo del Narratore – l’unico che ha il punto di vista finale – ci avviciniamo ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi”.

Storia di uomini e donne che con il loro vissuto sanno raccontarci storie belle di amore gratuito e puro, senza compromessi con i “poteri di turno”. “Abbiamo bisogno di una narrazione umana – scrive il Papa nel messaggio per la Giornata -, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. È uno sforzo non da poco, ma necessario!

Il Santo Padre Francesco nel suo annuale Messaggio ci ha ricordato che “L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo. L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti…”(dal Messaggio del Santo Padre Francesco per la 54a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali)

Allora, nella Domenica della solennità dell’Ascensione, pregheremo per l’umanità intera in questo tempo difficile di emergenza a causa della pandemia.

E pregheremo, in particolare, per tutti gli operatori delle comunicazioni sociali, perché possano riconoscere anche in mezzo al male il dinamismo del bene e dargli spazio. Per fare questo c’è bisogno di uno sguardo nuovo, onesto, profondo, vero, puro, senza interessi di parte, senza ideologie e senza compromessi con “i potenti di turno”. I veri narratori non “vendono” il loro cuore, ecco perché le loro narrazioni sono belle e riscaldano il cuore. Con la loro professione, gli operatori dei media, aiutino tutti a “fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende. Per poterlo fare, affidiamoci a una donna che ha tessuto l’umanità di Dio nel grembo e, dice il Vangelo, ha tessuto insieme tutto quanto le avveniva. La Vergine Maria tutto infatti ha custodito, meditandolo nel cuore (cfr Lc 2,19). Chiediamo aiuto a lei, che ha saputo sciogliere i nodi della vita con la forza mite dell’amore

 

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