Secondo appuntamento con le catechesi pasquali a cura di don Pasquale Trani
Anna Di Meglio

Secondo appuntamento con le catechesi pasquali a cura di don Pasquale Trani, condotte a partire dal Vangelo della Domenica. Questa settimana il brano di Luca (Lc 24, 13 – 35) episodio famoso come “I discepoli di Emmaus”, brano ricco di spunti, che si presta a svariate interpretazioni, ognuna delle quali apre sempre nuovi mondi e spunti di riflessione interessanti. La settimana scorsa l’attenzione è andata sul valore del corpo del Risorto nella nostra vita quotidiana, come esso cioè possa essere non un mero ricordo nostalgico o qualcosa cui aspirare oltre le vita, ma come esso sia vivo e attivo nell’oggi dell’uomo cristiano ed agisca facendo in modo che la vita umana sia conforme al dettato di Dio. Questa settimana si prosegue affrontando il tema scottante della disillusione dei due discepoli in cammino verso Emmaus dopo la morte di Gesù. La disillusione sembra essere il filo conduttore anche della vita del cristiano di oggi, che appare stanco e come invecchiato, fissato su posizioni che sembrano non migliorare la qualità della sua vita, a fronte di un annuncio di salvezza, conseguenza della morte e resurrezione di Cristo, che rimane sullo sfondo, ma non ha la forza di penetrare il nostro vissuto. Don Pasquale, come già nella catechesi della settimana scorsa non ha paura di affrontare temi scottanti, di porre quesiti che per un cristiano di oggi risultano spaventosi, poiché aprono abissi nei quali è facile perdersi. Queste tematiche sono affrontate da don Pasquale Trani con cognizione di causa, suffragati cioè da studi di autorevoli pensatori di matrice cristiana, ma soprattutto dagli scritti eminenti di diversi pontefici. Tali tematiche sembrano condensarsi nella spinosa questione del ruolo che la Chiesa gioca oggi nella vita dei cristiani. La Chiesa, ci suggerisce don Pasquale, non può dormire sugli allori del passato, dove la tradizione e le devozioni bastavano a dare un quadro di salvezza all’uomo di fede. Oggi c’è bisogno di altro, la Chiesa soffre di una concorrenza sleale, molte sono le realtà e i mondi che offrono salvezza e conforto: la via della terapia psicanalitica, che insegna all’uomo a confidare maggiormente in se stesso e a cercare nell’azione di agenti esterni le cause del malessere spirituale, ma anche tanti idoli moderni, come il mondo del calcio. Siamo come i discepoli del brano del Vangelo di Luca, disillusi, abbiamo fatto esperienza del Maestro, abbiamo camminato con lui, ma poi siamo scappati via, perché la realtà non è come immaginavamo. Nel brano si legge il nome di uno dei discepoli, Cleofa, ma non c’è il nome del secondo, probabilmente e non a caso, poiché ognuno di noi possa entrare nel racconto e sentirsi discepoli, per condividere i sentimenti e le emozioni che il racconto ispira. E forse è anche volutamente oscuro il nome del luogo, vicino a Gerusalemme, luogo dove Gesù ha portato a termine il suo cammino, dando la chiave di lettura della sua Parola, luogo che rappresenta il fulcro della fede cristiana. Emmaus è un non – luogo, è quel luogo virtuale dove ci ritroviamo quando i nostri piani falliscono, quando la nostra vita sembra inutile e tutto diventa oscuro. E’ il luogo dove si perde la luce dei Risorto, quel luogo dove alla fiducia subentra la chiacchiera, il chiacchiericcio – ci ha detto di recente anche Papa Francesco – il pettegolezzo, il parlarsi addosso solo per dimostrare le nostre tesi e non per costruire qualcosa di utile. Ma Gesù affianca i discepoli, non li rimprovera. Nella prima fase li ascolta e li lascia sfogare. “Noi speravamo” essi dicono, sono frustrati perché le cose non sono andate come loro volevano: volevano un Messia politico che spazzasse via il nemico, che liberasse Israele, come aveva fatto con gli Egiziani al tempo di Mosè. Il quesito spinoso che don Pasquale pone a tal proposito è: •Come si pone oggi la Chiesa rispetto al dialogo, all’ascolto? Ha la pazienza del Maestro o si perde nei chiacchiericci e nelle beghe di sacrestia, trastullandosi in dibattiti da Parlamento per stabilire chi ha ragione e chi no, chi vince e chi perde? Sembra a molti studiosi di fede cristiana contemporanei, ci puntualizza don Pasquale, che oggi si sia perso il nesso tra il destino delle nostre società e il Cristianesimo. La luce del Risorto, la buona novella, annunciata da secoli, non traspare nelle nostre vite quotidiane e affannate, senza gioia, improntate ad un triste atteggiamento del “tirare a campare”, senza fiducia ed aspirazioni. Il quesito a tal riguardo è: •La Chiesa è stata capace di intercettare, ascoltare e dare risposta a questi stati d’animo di sfiducia come ha fatto il Maestro con i discepoli di Emmaus? Molta gente prospetta e aspetta una salvezza politica, altri, di natura meno pragmatica, aspirano ad una salvezza ultraterrena, oltre questa valle di lacrime, dimenticando l’uomo e le sue vicende terrene quotidiane. Don Pasquale con grande coraggio pone queste spinose e atroci questioni, che mettono in dubbio tante certezze, ma nello stesso tempo offre spunti per poter arrivare ad una soluzione. Lo fa citando Raimon Panikkar,, filosofo, teologo, presbitero e scrittore che parla di un tempo, il nostro, che si proietta nell’eternità, la TEMPITERNITA’, l’esperienza dell’eternità negli stessi momenti temporali della nostra vita, non in una vita prima o dopo la nostra, ma all’interno della nostra, in momenti in cui il tempo viene come perforato per far entrare il Risorto nella vita di ognuno in momenti particolari, dove non esiste angoscia per il tempo passato o per quello che deve ancora venire. La resurrezione è, dunque, un atto che si rinnova ogni giorno, ogni giorno si muore, come i discepoli di Emmaus che sembrano morti perché una parte della loro esperienza si è conclusa. Ma sempre una nuova si apre. Altro quesito •La Chiesa è stata capace di ascoltare la gente come ha fatto il Maestro, ho è solo un soggetto sociale che muove interessi e gestisce un potere? È in grado di insegnare la tempiternità alle persone? Sembra che la Chiesa a distanza di tanto tempo dalle proposte del Concilio Vaticano II non sia ancora stata in grado di realizzarle tutte. Già i Vescovi in un documento del 1981, “Comunione e comunità” ribadivano che la Chiesa non può abbracciare visioni fallimentari, né può stare alla finestra rimanendo a guardare a storia che passa, né tantomeno può rinchiudersi nelle sagrestie o nel privato. Non c’è più spazio per un cristianesimo della tradizione, dove il sacerdote e la Chiesa vivono in un mondo di privilegi, c’è necessità di entrare nella storia e di utilizzare fino in fondo quella controparte fondamentale che sono tutti i laici, chiamati a collaborare fattivamente, per portare nell’azione della Chiesa il dono del Battesimo, e con essi le comunità e o movimenti nati dopo il Concilio che sembrano camminare su binari paralleli ma distanti rispetto al cammino della Chiesa, senza dimenticare il ruolo delle famiglie, delle coppie spostate che rappresentano una fonte inesauribile di spunti – Sono dunque tanti i nodi critici che la catechesi di don Pasquale pone alla Chiesa, ma anche a tutti noi, che rappresentiamo e siamo la Chiesa.

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